"Gli aiuti previsti dalla Regione Siciliana per le imprese colpite dal ciclone Harry rischiano di lasciare fuori una parte significativa del tessuto produttivo".
È quanto dichiara il presidente della Piccola Industria di Confindustria Catania, Marco Causarano, in riferimento all’Avviso pubblicato il 3 febbraio ai sensi dell’art. 1, comma 4, della L.r. 3/2026 e alle successive modifiche del 10 febbraio. “Limitare i ristori alle sole aziende collocate nel perimetro costiero – afferma Causarano – significa adottare una visione riduttiva dell’impatto dell’emergenza. Non c’è dubbio che vadano sostenute le attività spazzate via dal ciclone, come nel caso dei lidi balneari, ma l’intero sistema delle PMI siciliane sta subendo conseguenze dirette e indirette senza precedenti”.
Molte piccole e medie imprese, in particolare nei comparti turistico, delle bevande e dell’agroalimentare, stanno pagando un prezzo elevato a causa del blocco di ordini e prenotazioni. A queste si aggiungono le aziende che hanno subito danni diretti, come allagamenti o altri fenomeni meteorologici, ma che risultano escluse dagli aiuti perché non ubicate sulla costa.
Perplessità emergono anche sulla struttura degli interventi economici. “Prevedere finanziamenti per il 60% a tasso zero e per il 40% a fondo perduto – osserva il presidente – appare poco incisivo di fronte a imprese che, in alcuni casi, devono riavviare completamente l’attività”.
Accanto al danno, le piccole imprese stanno vivendo anche una vera e propria beffa assicurativa. Nonostante l’obbligo introdotto dalla Legge di Bilancio 2024 in materia di coperture contro le calamità naturali, migliaia di attività rischiano di non ricevere alcun risarcimento per i danni provocati dal ciclone Harry. La normativa, infatti, prevede coperture limitate a specifiche tipologie di eventi – come sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni – ma non include le mareggiate, responsabili di gran parte delle devastazioni lungo la fascia costiera.
“Si crea così un paradosso – sottolinea Causarano –: imprese formalmente assicurate, ma di fatto prive di tutela rispetto ai danni effettivamente subiti”.
A rendere ancora più critico il quadro contribuiscono le condizioni contrattuali di molte polizze, che prevedono scoperti fino al 15% e l’esclusione totale dei cosiddetti “danni indiretti”, tra cui la business interruption. Le imprese si trovano quindi a sostenere non solo una parte dei danni materiali, ma anche l’intera perdita di fatturato legata alla sospensione dell’attività.
“Chiediamo alle istituzioni – conclude il presidente – di rivedere l’architettura normativa alla base dell’obbligo assicurativo, ampliando le coperture ad altre tipologie di calamità, e di adottare misure realmente inclusive. È necessario mettere in campo ogni sforzo per creare una rete di protezione a tutela di un patrimonio imprenditoriale che rischiamo di perdere”.










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