
di Bartolomeo Trovato
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Analisi dello stato dei luoghi, l'analista cosa vede oggi: dal sopralluogo effettuato dall'esterno della zona ex militare.
Ex Base NATO di Comiso – Aeroporto Vincenzo Magliocco
La cittadella fantasma di 85 ettari a ridosso di un aeroporto funzionante.
Foto di Assenza FrancoÂ
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1. Quello che si vede oggi
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Non serve entrare. Basta fermarsi sulla strada perimetrale.
Quello che resta dell'ex area residenziale USAF della base NATO di Comiso è una cittadella intera lasciata aperta: recinzioni tagliate, varchi larghi un metro, filo spinato arrugginito che non chiude più nulla, cancelli divelti, erba alta un metro, rifiuti sparsi.
Dentro, a vista dalla pubblica via, alloggi a schiera ridotti a gusci vuoti, palazzine con le strutture metalliche a vista, solai crollati, pavimenti pieni di detriti, infissi assenti, impianti strappati. Un quartiere costruito negli anni '80 per migliaia di persone - con scuole, cinema, chiesa, bowling, supermercato, mense, piscine, uffici e centinaia di villette - oggi è uno scheletro.
Quelle strutture non erano baracche. Al momento della decisione del Governo, nell'agosto 1981, fu annunciato un investimento di 200 miliardi di lire per le sole infrastrutture NATO. Una città nella città , pensata per essere autosufficiente.
Oggi chiunque può entrarci e uscire indisturbato. E questo accade a pochi metri dall'aeroporto civile Pio La Torre, perfettamente funzionante.
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Le foto allegate a questo articolo sono state scattate tutte il giorno [DATA] dall'esterno, senza forzare alcun ingresso.
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2. I fatti, solo i fatti
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* 1937-1939: nasce l'aeroporto militare Vincenzo Magliocco. • 7-19 agosto 1981: il Governo Spadolini sceglie Comiso come sede della base missilistica NATO. • 1982-1988: costruzione della nuova base. Gli USA realizzano la cittadella residenziale, logistica e i bunker. • 30 giugno 1983: diventa operativa con 112 missili da crociera BGM-109G Gryphon a testata nucleare. È una delle più importanti installazioni NATO del Mediterraneo. • 8 dicembre 1987: Trattato INF Reagan-Gorbaciov. • 26 marzo 1991: rimossa l'ultima batteria di missili. • 25 settembre 1991: gli americani lasciano la base. • 1999: gli alloggi ospitano circa 5.000 profughi kosovari della Missione Arcobaleno. • 30 maggio 2013: apertura ufficiale dell'aeroporto civile Pio La Torre. • 17 gennaio 2019: atto definitivo. L'area "ex USAF" - circa 855.000 mq e circa 600 immobili, divisa in cinque zone (residenziale, ricreativa, logistica, alloggi caserma, zona bunker) - passa dal Ministero della Difesa al Demanio della Regione Siciliana e, in concessione quarantennale gratuita, al Comune di Comiso. Atto firmato a Comiso alla presenza del Ministro Elisabetta Trenta.Â
Dal 17 gennaio 2019, quindi, la proprietà è della Regione Siciliana. La gestione è del Comune di Comiso per 40 anni, a decorrere dal giugno 2013.
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3. Cosa è successo dopo il 2019
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Dal 1991 al 2019 l'area è rimasta senza manutenzione efficace. Dopo la cessione del 2019, nonostante gli annunci di valorizzazione e di un possibile polo cargo, lo stato dei luoghi documentato nel nostro sopralluogo è quello delle foto: degrado avanzato, vegetazione incontrollata, strutture aperte e accessibili.
Lo stesso quadro è documentato da anni da reportage pubblici, servizi locali e video-documentazioni che definiscono l'area "abbandonata ad ogni tipo di saccheggio".
Il risultato è una zona di degrado diffuso a ridosso di un aeroporto civile che funziona.
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4. Conclusione e proposta: cosa si può fare ora
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Quello che resta dell'ex base NATO di Comiso non è solo un problema estetico.
È un patrimonio pubblico di enormi dimensioni, costruito con risorse pubbliche, oggi in perdita di valore ogni giorno che passa.
L'aeroporto civile dimostra che la riconversione è possibile e funziona. La cittadella residenziale, a pochi metri, dimostra che l'abbandono produce solo costi.
Le istituzioni che oggi ne hanno la responsabilità - Regione Siciliana come proprietaria e Comune di Comiso come concessionario - hanno tutti gli strumenti per intervenire.
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Servirebbe, nell'ordine:
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a) Subito: sicurezza e legalità . Ripristino immediato della recinzione perimetrale, chiusura dei varchi, videosorveglianza e controlli per fermare ulteriori asportazioni e accessi impropri. Messa in sicurezza delle strutture pericolanti.
b) A breve: bonifica e censimento. Censimento puntuale dei circa 600 immobili, verifica ambientale, rimozione rifiuti e bonifica.
c) A medio termine: un piano di riuso civile concreto. Gli stessi alloggi che hanno ospitato le famiglie dei militari americani e poi 5.000 profughi kosovari possono tornare utili. Non è ideologia, è buon senso amministrativo:
* Alloggi a canone calmierato per famiglie in difficoltà e giovani coppie; • Strutture per accoglienza e integrazione, housing sociale, co-housing; • Servizi pubblici delocalizzati: archivi, uffici, protezione civile, associazioni, spazi per il terzo settore; • Polo per la formazione, per le professioni legate all'aeroporto, alla logistica, al turismo; • Area ricreativa e sportiva per la città , recuperando cinema, bowling, palestre.Â
Non servono altri studi di fattibilità di dieci anni. Serve un cronoprogramma pubblico con tempi, costi e responsabilità .
È tempo di smettere di guardare e di iniziare a intervenire, prima che di quella cittadella restino solo macerie da smaltire a spese di tutti.
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Nelle foto di Franco Assenza lo status quo.
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