Ancora magagne in salsa siciliana. I carabinieri del Nucleo Investigativo del comando provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti di 12 persone. Per sei sono stati disposti i domiciliari, per sei il divieto temporanea di contrattare con la pubblica amministrazione.
Le attività investigative scattano dalla denuncia presentata, nel novembre 2021, presso una Stazione Carabinieri della provincia di Messina, dal legale rappresentante di un consorzio di imprese, il quale aveva segnalato che, all’interno di un cantiere pubblico per lavori di risanamento costiero e difesa dell’erosione, aveva riscontrato l’anomala e preoccupante presenza di un imprenditore messinese, 61enne (principale indagato), a lui noto per la caratura criminale di tipo mafioso.
L’imprenditore 61enne – nonostante una pregressa condanna definitiva per concorso esterno in “associazione di tipo mafioso”, riferito alla “famiglia mafiosa dei barcellonesi” era stato notato nei luoghi di lavoro in abiti da cantiere, intento a conferire con l’amministratore di fatto di un’impresa individuale.
La segnalazione, rivelatrice del concreto rischio di un’infiltrazione della criminalità organizzata tirrenica nel settore degli appalti pubblici, determinava l’avvio di una complessa attività investigativa, alimentata da intercettazione telefoniche e ambientali, integrata, nel tempo, da una serie di minuziosi accertamenti economico-finanziari e controlli fiscali.
Le attività investigative hanno così consentito di documentare l’esistenza di una stabile organizzazione ombra che, sotto l’occulta direzione del medesimo imprenditore 61enne e grazie alla compiacenza di imprenditori esterni, aveva assunto il controllo esecutivo di varie commesse pubbliche, tra cui i lavori per:
– la sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del Torrente “Pozzo”, ubicato a Brolo (ME);
– la manutenzione degli impianti elettrici e di illuminazione, nonché delle cabine elettriche presenti lungo le autostrade A/18 “Messina – Catania” (nei tratti da Siracusa a Gela, nonché da Messina a Catania) e A/20 “Messina – Palermo” (da Palermo a Villafranca);
– la manutenzione di alcuni cavalcavia presenti lungo l’autostrada A/18 “Messina – Catania”;
– la pulitura e il miglioramento idraulico di un tratto del fiume “Belice”, ubicato a Partanna (TP), in Contrada “Passo Impero”;
– le opere finalizzate all’abbattimento dei consumi energetici del Centro Direzionale di Reggio Calabria.
Infatti, il gruppo criminale aggirava sistematicamente l’obbligo di autorizzazione delle stazioni appaltanti, avvalendosi di noli di comodo e subappalti illeciti riferiti alle citate opere.
Inoltre, nei cantieri autostradali gestiti di fatto dal sodalizio criminoso, sono state accertate varie condotte fraudolente pericolose per la sicurezza pubblica, tra cui l’installazione nelle gallerie di impianti di illuminazione non conformi rispetto a quanto previsto nel capitolato d’appalto e l’impiego, sui cavalcavia, di impermeabilizzanti scadenti e non accettati dalla Direzione dei lavori; nonché l’impiego sistematico di manodopera irregolare.










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