𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐟𝐢𝐨 𝐅𝐫𝐚𝐧𝐜𝐨 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐢
Dopo 41 anni dalla sua istituzione, e 36 anni dalla adesione dell’Italia, il trattato di Shengen sembra arrivato in prossimità della sua, se non fine, doverosa ulteriore revisione, almeno secondo il mio sommesso punto di vista, e ciò nonostante una
primo e prudente e timido aggiustamento del 2024.
Il trattato targato Lussemburgo, infatti, se da un lato ha facilitato i movimenti turistici, culturali e lavorativi ( non a caso nasce nell’area dell’antica lega anseatica dove più forte e incidente è il fenomeno dei frontalieri), dall’altro , ha azzerato i controlli ai confini.
Se, fini ai primi anni 2000, non dimentichiamo il capovolgimento mondiale del 2001, con tutto ciò che è seguito, e tuttora segue all’attentato delle Twin Towers, i vantaggi e gli svantaggi del trattato di Shengen erano in sostanziale apparente equilibrio, da oltre una ventina d’anni non è più così.
I fatti di Genova e di Torino del 2001,infatti, con la comparsa sulla scena dei movimenti sovversivi italiani delle prime squadre di Black bloc e NO GLOBAL , avrebbero dovuto , se non fosse dilagato il permissivismo, la preoccupazione di non apparire “ polizieschi “, o più semplicemente il “ SO’ RAGAZZI “,
dare il via a forme di controlli soft.
Così non è stato;
No global,
No TAV,
Accoglienza,
Inclusione,
Immigrazione incontrollata,
Centri sociali, multi etnici, multi razziali,
Spaccio e consumo di stupefacenti,
Sussistenza sociale che ha portato a fenomeni di “ FANKAZZISMO”, anticamera dell’antico adagio “ l’ozio e’ padrone dei vizi,”
Hanno poi dato il via a forme di violenza ed aggressione verso le forze dell’ordine, viste come unico baluardo ad una generalizzata anarchia 4.0.
Probabilmente se i black block, provenienti da Francia e Germania , se fossero stati controllati alle frontiere, i fatti della Val di Susa non si sarebbero conclusi 124( feriti) a 2 ( fermati).
Se la Prefettura avesse già lo scorso fine settimana dato una stretta agli accampamenti, non staremmo qui a parlarne.
Ora dobbiamo prepararci ad una invasione di “ AFRO IBERICI NATATANTI”che, mettendo piede , o pinne, sul suolo spagnolo aquisiscono la nazionalità iberica, quindi europea , quindi il diritto alla sussistenza, al welfare, e alla libera circolazione nell’area Shengen.
E se questo deve causare qualche protesta diplomatica, facciano pure.
Dopo la figuraccia di Filippo secondo di Spagna 438 anni fa,
Non preoccupano più di tanto.
Non saremo i primi, e nemmeno gli ultimi a sospendere gli effetti del trattato ( 500 volte in 41 anni).
Per il momento:” SHENGEN?
NO GRAZIE “










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