Socialdemocrazia SD ha presentato insieme al PLD, al PSI, a Socialismo XXI, al Movimento MEC e ai Comitati Vussia e Cassutta e il Comitato per la difesa dell’aeroporto di Comiso, un esposto-segnalazione indirizzato alle Autorità giudiziarie e contabili sulla procedura finalizzata alla cessione a soggetti privati della partecipazione di maggioranza di SAC S.p.A.
Desideriamo però risposte politiche dagli enti pubblici soci di SAC sulle decisioni assunte e le responsabilità istituzionali esercitate, prima che siano indagati profili amministrativi, contabili o penali. Rifiutiamo il giustizialismo ma non accettiamo silenzi, opacità o assenza di controllo.
Gli aeroporti di Catania-Fontanarossa e di Comiso non sono proprietà disponibili degli amministratori pro tempore, né beni da collocare sul mercato come una qualunque partecipazione societaria.
Sono infrastrutture strategiche costruite e sviluppate con ingenti risorse pubbliche. Sono la porta di accesso per la mobilità, l’industria che non c’è e quel poco che c’è, per il turismo che perseguitate fiscalmente, per l’economia, la sicurezza e le prospettive di crescita della Sicilia orientale. La sorte degli aeroporti riguarda milioni di cittadini. E sono loro a pagare i conti.
La domanda è semplice: perché il controllo pubblico di SAC dovrebbe essere ceduto?
Ci aspettiamo una risposta semplice e credibile che oggi manca.
Chiediamo risposte con numeri, atti e motivazioni. Secondo le nostre analisi, il privato non porterà nuovi investimenti. Anzi, chiederà ancora più soldi pubblici e dei cittadini, come fanno tutti i monopoli, spesso con leggi o provvedimenti ad hoc.
Riteniamo che la politica non possa chiedere di vendere asset strategici solo perché è incapace di governarli.
Noi riteniamo che buona parte dei problemi del mancato sviluppo aeroportuale e aeronautico siciliani siano dovuti alla governance di SAC e la compiacenza esercitata dai soci pubblici.
L’incendio del luglio 2023 ha prodotto conseguenze pesantissime per passeggeri, lavoratori, imprese e per l’immagine della Sicilia. Le ripetute emergenze legate alla cenere vulcanica, comprese quelle dei primi giorni di luglio 2026, hanno mostrato difficoltà organizzative che non possono essere liquidate come inevitabili fatalità. È evidente che non ci sono piani né di emergenza né ordinari per affrontare eventi ripetitivi come le eruzioni dell’Etna che si ripetono in modo documentato da alcune migliaia di anni. Il traffico aeroportuale siciliano era previsto in forte crescita già nel 2014, con un piano di sviluppo depositato nel 2016. Dodici anni di ritardo su tutto.
Particolare attenzione merita lo stato di attuazione del Contratto di programma ENAC-SAC 2024-2027, che prevede investimenti per 350 milioni che sono ragionevolmente fuori dalla portata di Sac.
Se si proseguisse con la privatizzazione, i privati beneficeranno di opere finanziate, direttamente da risorse pubbliche, senza alcun reale contributo finanziario. Poiché non ci sono garanzie di investimento in capo all’acquirente di Sac, a che serve vendere?
Esiste poi la questione dell’aeroporto di Comiso.
Comiso non è decollata. L’area cargo è una chimera ed è inutile. Le rotte aeree e lo sviluppo dell’area iblea sono legate a finanziamenti pubblici che ammazzano il mercato, anche aeronautico. È indispensabile sapere anche quali garanzie vincolanti siano previste per la buona gestione di Comiso.
Non meno rilevante è il tema della trasparenza.
I controlli per l’affidamento di servizi, forniture, consulenze e incarichi, le politiche seguite nelle assunzioni, le misure per prevenire conflitti di interessi, corruzione concussione sono tipici del controllo dei soci, in particolare se i soci sono pubblici. Questo controllo non è stato esercitato. Le censure di Anac sono passate come acqua di sorgente. Appare come se ci fosse stata un’inversione dei rapporti di controllo che nasce probabilmente dalla nomina di un commissario per la Camera di Commercio del Sud Est che l’amministratore delegato prima della nomina definiva parte di una cosiddetta ‘family’. Tradotto: ‘famiglia’.
Nel tempo, due sindaci che rappresentano i soci hanno mutato le posizioni sulla gestione di Sac e sulla privatizzazione.
Cambiare opinione è legittimo. Farlo senza spiegare perché è una responsabilità politica e, se mai fosse dovuto a pressioni di qualche genere, è solare che in ciò sarebbero configurabili fattispecie di reato. Strane discrasie che suscitano preoccupazione ve ne sono. Con certezza sappiamo che i sindaci di Comiso e Catania erano contrari a molte delle scelte fatte da Sac. Oggi gli stessi amministratori sostengono qualsiasi decisione di una governance che ha assistito alla scoperta da parte delle forze dell’ordine che in casa propria, cioè nell’aeroporto, sono passati e sono stati sequestrati centinaia di chili di droga. Alla vigilia della cessione della maggioranza delle azioni quei soci devono spiegare quali fatti, documenti o valutazioni abbiano determinato il loro cambiamento di opinione.
La scelta di rivolgerci alle Autorità competenti è stata determinata anche dall’impossibilità, sino a questo momento, di ottenere un confronto pubblico adeguato su una decisione tanto rilevante. Di fronte all’assenza di risposte, abbiamo utilizzato gli strumenti previsti dall’ordinamento.
Tutto ciò premesso, chiediamo una risposta pubblica e puntuale sui seguenti temi:
• le ragioni economiche e strategiche della cessione della maggioranza;
• i criteri utilizzati per determinare il valore di SAC;
• il valore attribuito alle concessioni e le garanzie sugli investimenti privati presenti e futuri;
• la destinazione delle somme eventualmente ricavate e come saranno ricavate e se ricadranno nel bilancio della Sac;
• le garanzie previste a tutela dell’interesse pubblico;
• gli strumenti destinati a impedire la subordinazione dei servizi aeroportuali alla sola volontà del socio privato;
• il futuro degli aeroporti di Catania e Comiso;
• lo stato di attuazione degli investimenti programmati;
• il controllo esercitato e la libera determinazione dei soci pubblici sulla governance di SAC;
• le iniziative assunte a seguito delle criticità gestionali e organizzative emerse;
• la trasparenza degli affidamenti, degli incarichi, delle consulenze e delle assunzioni;
• le ragioni degli eventuali mutamenti di posizione sulla privatizzazione.
Chiediamo che il Presidente della Regione Renato Schifani, che governa attraverso provvedimenti commissariali oltre il 70% delle quote di Sac, ci convochi presso la Presidenza della Regione Siciliana per consentire un confronto franco e trasparente, insieme ai rappresentanti dei soggetti firmatari dell’esposto-segnalazione, entro un ragionevole lasso di tempo che individuiamo in quindici giorni da oggi.
Non pretendiamo che i destinatari condividano le nostre valutazioni. Pretendiamo che rispondano pubblicamente.
La Sicilia paga prezzi alti per assenza di strategia e logiche mafiose che deprivano i cittadini del loro patrimonio in favore di privati che non faranno investimenti e saranno legalmente sottratti al controllo delle comunità.










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