Il porto di Catania come snodo strategico per l’arrivo di ingenti carichi di cocaina, nascosti nei container provenienti dal Sud America e successivamente recuperati grazie alla complicità di soggetti inseriti nell’ambiente portuale. Il tutto con la collaborazione dei clan mafiosi etnei.
Il Tribunale di Cataniai ha disposto l'amministrazione giudiziaria per la 'Europa Servizi Terminalistici (Est) srl, società con sede legale a Palermo operante nel settore della gestione, deposito, spedizione e movimentazione di container e merci nei porti di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese. Il provvedimento emesso su richiesta della Procura etnea è stato eseguito dalla Guardia di finanza.
Scrive il Tribunale: "La società non sarebbe rimasta "estranea al contesto criminale" ma si è "inserita anche attraverso l'inerzia e la tolleranza dei propri assetti gestionali in un meccanismo agevolativo stabile" che ha favorito la capacità operativa di persone appartenenti o contigue a sodalizi mafiosi e ne ha favorito l'attività di traffico internazionale di stupefacenti.
L'inchiesta della Procura di Catania si pone a completamento dell'operazione 'Lost & found' eseguita dal nucleo di Polizia economico finanziario della Guardia di finanza etnea su un traffico internazionale di droga che nel 2025 aveva portato all'arresto di sei indagati per narcotraffico. Gli inquirenti hanno ricostruito almeno tre importazioni di cocaina per un quantitativo complessivo superiore ai 215 chilogrammi, oltre a un ulteriore tentativo – poi non concretizzato – di introdurre nel territorio altri 300 chilogrammi di stupefacente.
Personaggio chiave Angelo Sanfilippo, classe 1966, già condannato per narcotraffico, dipendente storico della società insieme a tre figli, tra cui Melino Sanfilippo.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i Sanfilippo operavano stabilmente nell’area portuale di Catania all’interno della Est, ricoprendo ruoli che consentivano loro di intervenire nelle operazioni di movimentazione dei container e di influire su alcune scelte operative dell’azienda.
Le indagini avrebbero evidenziato rapporti di Angelo Sanfilippo con esponenti di spicco del clan mafioso Pillera-Puntina e, in particolare, con Angelo Di Mauro, detto “Veleno”, già condannato in passato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.










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