Il pensiero va inevitabilmente al piccolo Domenico, nativo di Nola. Parliamo della morte di un bambino di tre anni, dopo un lungo ricovero nel reparto di Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale di Taormina, è al centro dell’inchiesta aperta dalla procura di Messina che ha iscritto nel registro degli indagati 15 sanitari.
Il piccolo è deceduto lo scorso 17 febbraio dopo dieci mesi di ricovero. La famiglia ha deciso di presentato un esposto attraverso l’avvocato Antonio Cozza del Foro di Perugia. La procura ha disposto l’autopsia e l’incarico sarà conferito nei prossimi giorni.
Da chiarire se il decesso sia riconducibile al fatto che il bambino soffrisse di una grave patologia e alle complicanze poi sorte o se ci siano stati eventuali errori o ritardi. L’1 aprile 2025 il bambino, con problemi cardiaci, era stati condotto all’ospedale di Catania, per poi essere trasferito all’ospedale di Taormina dove è rimasto per quasi un anno. Lo scorso 17 febbraio il decesso.
La replica dell'Asp
«Il bambino era stato trasferito nei reparti intensivi del Centro di cardiochirurgia pediatrica del Mediterraneo (Ccpm) in condizioni complesse per il quadro di disfunzione del muscolo cardiaco associato a malfunzione della valvola mitrale». Lo precisa l’Asp.
«Senza entrare nei dettagli del trattamento eseguito che è oggetto di valutazione giudiziaria - si legge in una nota dell’Asp - occorre sottolineare che la complessità del trattamento del piccolo sia stata supportata dal continuo confronto con i massimi esperti italiani della terapia dello scompenso cardiaco, dell’assistenza meccanica al circolo e della diagnostica istologica delle alterazioni del miocardio».
Inoltre, nei lunghi mesi trascorsi dal bambino in ospedale, «numerosi colleghi di differenti specialità consulenti nominati dalla famiglia e dai loro legali hanno avuto pieno e trasparente accesso alle informazioni cliniche e alle strategie terapeutiche adottate con un continuo confronto con i curanti».
«Relativamente al trapianto cardiaco - aggiunge l’Asp nella nota - la strategia è stata condivisa con tre dei sei centri italiani autorizzati a questa procedura, gli ospedali Bambin Gesù di Roma e Sant'Orsola di Bologna e dall’università di Padova, e che tutti hanno considerato l’opzione non realizzabile. L’esito infausto dopo un anno di tentativi di recuperare la funzione del cuore del bambino o di recuperare la possibilità di eseguire il trapianto cardiaco lascia i sanitari del Ccpm profondamente addolorati ma sereni sulle strategie di assistenza adottata».










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