di Alfio Franco Vinci
Nel gran paniere della globalizzazione, che avrebbe dovuto renderci tutti più ricchi, più potenti e più felici, e che in realtà ha funzionato solo per quelli che già lo erano, ricchi, potenti e felici, c’erano anche frutti avvelenati.
Molti Paesi, attratti dalla mela lucida di Disneyniana memoria , e senza considerare che rispetto ad un mercato globalizzato non potevano aspirare che ad aggregarsi alla fila dei sette nani , hanno abbassato le difese, calato i ponti levatoi, spalancati i portoni, aspettando il miracolo economico.
E sono ancora lì che aspettano, con le pezze sul dietro dei pantaloni.
In Italia, per proteggerci da questi frutti avvelenati, non potendo più usare il termine “ protezionismo”, che ci avrebbe etichettati come destrorsi nostalgici indegni di salire sul palco di Sanremo, ci siamo inventati prima la “ GOLDEN SHARE”, poi il “ GOLDEN POWER”, tanto per chiarire da che parte stiamo, sempre e comunque.
Era il 2012 e, con la legge istitutiva del GOLDEN SHARE, il Governo poteva sostituirsi ad un qualunque aspirante acquirente straniero di un limitato numero di aziende ritenute strategiche per l’interesse nazionale.
Però le maglie erano ancora larghe e gli aspiranti acquirenti troppi, troppo forti ed agguerriti, mentre l’Italia era impreparata, anche sul piano dei controlli, e così qualche pesce pregiato cambiava padella.
Nel 2019 il governo Conte 1, quando era ancora giallo verde,riforma la norma, come detto poco efficace, la ribattezza GOLDEN POWER, rafforza i poteri di intervento del Governo e, elemento di novità importantissimo, amplia la sfera d’azione del Golden power, con la piena intesa delle commissioni Finanze ed Industria del Senato,aggiungendo ai settori soggetti a tutela, quello idroelettrico oltre a trasporti,energia, comunicazioni,armamenti, media, infrastrutture aerospaziali, intelligenza artificiale, cyber sicurezza, proprio perché considerati strategici per la sicurezza nazionale.
E’ stato usato, poche volte, nel 2022( governo Draghi) con successo; poi non se ne è più sentito parlare.
Il Corriere della Sera ha però fornito alcune notizie,attingendo all’indagine annuale dell’area studi di Mediobanca secondo cui le aziende medio grandi a controllo Estero rappresentavano , per fatturato:
Nel 2022 il 29,7%
Nel 2024 il 34,5 %
Kpmg al riguardo segnala come nel solo 2024, le operazioni di fusion/ cessione di aziende italiane finite “ in mani straniere “, sono state ben 429.
Le imprese più rappresentative, già passate o con passaggio in itinere,ci sono:
Iveco Group (traporti);
Comau,( automazione e robotica)
Piaggio aerospace( infrastrutture aerospaziali);
IP , italiana petroli, ( settore energetico);
La quota di maggioranza di TIM rete fissa( comunicazioni);
ITA ( trasporti)
TUTTE ASSOGGETABILI A GOLDEN POWER.
TUTTE DI INTERESSE STRATEGICO NAZIONALE.
Alla faccia del “ Made in Italy “
Competenza del Ministero delle imprese dal 2023.
La domanda è d’obbligo, per non dover “ andreottianamente” pensar male,
Incompetenza?
Mancati controlli?
O semplicemente,
Volemose bene?
GOLDEN POWER, se ci sei, batti un colpo.










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