Alfio Franco Vinci
Ormai il dibattito sul quesito referendario è all’ordine del giorno anche delle riunioni di condominio,e, raramente mi è capitato di registrare tanto fervore, non solo fra gli addetti ai lavori, ma anche fra la gente comune, cioè tutti noi.
Chi sostiene il SI lo fa perché, anche se non ha letto il libro dell’ex giudice Palamara, si accorge ogni giorno che purtroppo, se non il controllo,almeno l’indirizzo politico, non sui singoli magistrati, ma sulla ANM, il sindacato cui sono iscritti oltre il 90% dei giudici, c’è e si vede tutto.
E questo non va bene, perché attraverso un meccanismo di composizione del CSM, che vede prevalente la quota indicata dalla ANM, si tracciano carriere, si programmano incarichi, si perdona l’inperdonabile.
Il tutto con buona pace dell’articolo 111 della Costituzione, che già stabiliva, 80 anni fa, ciò che la riforma, oggi soggetta a referendum confermativo, aveva posto a fondamento del funzionamento della giustizia nel nostro Paese; la terzieta’ del giudice rispetto al PM e alla difesa.
Le ragioni del NO, con studiata perfidia ansiogena, sono:
La riforma è di destra; FALSO, la riforma attua la costituzione, certamente non scritta dai fascisti.
Il primo a provare di dare attuazione all art 111 della Costituzione, fu Giuliano Vassalli, medaglia d’oro della Resistenza .
La riforma distruggerà il CSM; FALSO; verrà invece addirittura duplicato, potenziato da un Organo disciplinare , l’ALTA CORTE, composta da magistrati e Giuristi nominati , a sorteggio,dal Parlamento e non dal Governo pro tempore.
Il cittadino dalle funzioni e dalle carriere separate, controllate da due diversi CSM e disciplinate dall’ ALTA CORTE, sarà più tutelato e non potrà più finire nel tritacarne delle lotte fra magistrati, e non sarà più necessario andare a cercare se esista “ un giudice (TERZO)a Berlino.










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