Ecco uno stralcio dell'omelia del cardinale Mario Grech durante il Solenne Pontificale nel giorno di S. Agata.
La festa della patrona Sant’Agata è motivo di gioia e di orgoglio per la cittàdi Catania. Qui Sant’Agata è “di casa”. Essere catanesi significa anche sentirsi legati a lei. Proprio per questo legame così forte, è importante
fermarci a riflettere: come può ispirarci “Santuzza” oggi?
Leggendo il racconto del suo martirio, mi ha colpito il dialogo tra lei e Quinziano. Quando lui le chiese quale fosse la sua condizione, Agata rispose: “Sono nata libera e di nobile famiglia”. Non è un dettaglio secondario: è una frase che mostra una visione molto alta della libertà. La libertà è il valore più importante che abbiamo; è il punto di partenza di tutti i nostri diritti. Senza libertà non c’è dignità e siamo privati del diritto di scegliere come vivere. Per questo la libertà non è un bene qualunque, ma il bene che rende possibili tutti gli altri. Come dice Papa Francesco: “Senza libertà non c’è vera umanità”.
Possiamo davvero dire di essere liberi oggi, seguendo l’esempio di Sant’Agata? Se la libertà è il valore più importante che abbiamo, la libertà è anche uno dei grandi problemi del nostro tempo perché è diventata fragile, spesso confusa e malintesa. Oggi pensiamo che ogni desiderio debba diventare un diritto. Abbiamo finito per confondere la libertà con il fare ciò che ci piace. A volte pensiamo che essere liberi significhi fare tutto senza limiti. Ma questa non è libertà. Senza limiti non cresciamo: ci perdiamo. Gli algoritmi manipolano la nostra vita, le nostre scelte.
Una libertà che non vuole nessun legame è una libertà vuota, che non riesce a costruire nulla di stabile. La vera libertà, invece, è quella che sa scegliere un legame buono e restarvi fedele. È lì che nasce qualcosa di stabile, di
vero, di umano. Quando scegliamo un impegno, un valore o una promessa, la nostra libertà prende forma e acquista significato. Immaginiamo una persona che decide di sposarsi. Prima di quella scelta, potrebbe pensare che la libertà significhi “tenersi tutte le possibilità aperte”, non legarsi a nessuno, non prendere decisioni definitive. Ma nel momento in cui sceglie di amare una persona e di impegnarsi con lei, la sua libertà non diminuisce: prende forma. Perciò scegliere un legame non significa perdere libertà, ma creare qualcosa di nuovo. Quando decidiamo a cosa dedicarci, stiamo scegliendo chi vogliamo diventare. Il musicista che si esercita ogni giorno rispettando la grammatica musicale (le partizioni, la melodia, il tempo, …) non perde libertà: la conquista. Chi segue un principio morale non si chiude in una gabbia: trova una strada chiara.
La vera libertà non è fare tutto ciò che si vuole senza norme. È saper capire cosa conta davvero e impegnarsi per quello. Di fatto per Sartre, siamo “condannati” ad essere liberi, il che significa che siamo costantemente chiamati a fare scelte e ad assumercene la responsabilità. Per questo la libertà più grande non è quella senza legami, ma quella che sceglie i legami che rendono la vita piena e ricca di senso.
Come dice Massimo Recalcati, pensare a una libertà senza limiti è infantile: la vera libertà nasce dall’accettare i legami, non dal rifiutarli. E un altro autore, Musil, scrive che «la felicità è nel limite» … «ma guai se il limite è vecchio di un’ora», nel senso che il limite serve la vita solo se è in grado di rinnovarsi e ridefinirsi continuamente.
Per il credente, Dio è il limite ultimo verso cui tende il nostro desiderio. Senza Dio, l’uomo intristisce perché l’uomo è, nel profondo, un essere religioso, un «mendicante di Dio». Perciò, aprirsi a Dio mi rende libero: mi permette di scegliere, di non essere schiacciato dalle circostanze o dal potere. Quando Gesù si è fatto uomo, Dio ha mostrato il suo volto, così che l’uomo potesse avere la luce per impegnare tutta la sua libertà. Gesù, «il più bello tra i figli dell’uomo» (Sal 45,3), è diventato nostro compagno e accende il nostro desiderio, sfidando come nessun altro la nostra libertà, cioè la nostra capacità di dire un “sì” vero.
Questo aiuta a capire perché, quando Quinziano chiese ad Agata: “Se dici di essere libera e nobile, perché vivi e ti vesti come una schiava?”, lei rispose: “Perché sono serva di Cristo… La vera libertà e la vera nobiltà stanno proprio qui: nel mostrare di essere servi di Cristo”. Dopo il suo incontro con Gesù, Agata è diventata una donna davvero libera, e così si presenta".


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