In molti si chiedono : il giornalismo è morto? La risposta non è semplice. Vediamo il perché. Oggi scrivono
un po’ tutti: lettere alla Sicilia, brevi notizie sui social in pochi secondi, una massa di notizie arrivano a tutte
le ore alle varie redazioni on line. Forse già dal 2008 questa professione è profondamente cambiata.
Ma chi controlla questa valanga che sale anche attraverso i social? Chi verifica le fonti? Quale professionalità offrono tutte queste testate giornalistiche on line? Facciamo un esempio pratico: alle partite casalinghe del Catania la tribuna stampa è colma di giovani promesse, che, invece di essere critici e onesti nel giudicare, fanno semplicemnte il tifo per il Catania e sovente scrivono cose errate, creando eccessive illusioni, visto peraltro che il Catania soffre maledettamente in Serie C da 11 anni a questa parte, con un fallimento in mezzo e un campionato di serie D.
Appare evidente che questi giovani non hanno mai frequentato una vera e propria redazione, non hanno avuto la possibilità di formarsi professionalmente, dunque di crescere gradatamente (magari cominciando a scrivere sulle categorie inferiori o di quello che un tempo si chiamava calcio giovanile…).
Giornalista sportivo? No, sarebbe più giusto parlare di giornalista del Catania, perchè in realtà la maggior parte di chi frequenta la tribuna stampa del Massimino, difficilmente è stato a seguire partite di pallanuoto, di pallavolo, di rugby, di pallacanestro o abbia mai portato a termine un'inchiesta sul disastro delle strutture sportive o sulla gestione degli impianti agibili.
Insoma, spesso parliamo di giovani che non hanno avuto la possibilità di avere a che fare con i Maestri del giornalismo catanese: Gigi Prestinenza, Candido Cannavò, Casabianca, Giuseppe Garozzo, Puccio Corona, Mario Continella, Pippo Fava, Domenico Tempio, Nuccio Schilirò, Gigi Macchi, Mario Petrina, Franco Anastasi, Giovanni Lo Faro, Paolo Licciardello e tantissimi altri.
In buona sostanza essere e diventare un buon giornalista non è facile, perché la redazione “non esiste
più”, i rapporti umani sono inesistenti, i direttori sono in tutt’altre faccende impegnati, e i proprietari dei
giornali non hanno le risorse sufficienti per supportare diecine di collaboratori esterni.
Dunque, per fare il giornalista non è più doveroso iscriversi all’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, ma vivere alla giornata, senza impegni ben delineati, senza un supporto di base che possa avviare alla professione. Si va avanti con le veline, con i comunicati stampa, spesso addirittura attraverso il “copia e incolla”. Che tristezza.
Anche in televisione vale lo stesso discorso. Ci si arrabatta alla men peggio, dicendo sempre le stesse cose,
con la collaborazione di avvocati, allenatori, tecnici, ex arbitri e via discorrendo che non sono giornalisti, ma
solo opinionisti stagionali! Tutto questo la gente lo sa bene, ma vede la televisione con grande entusiasmo, credendo in tutto quello che viene propinato loro! Senza parlare poi di chi ha già una professione redditizia nella vita di tutti i giorni (iscritti all'albo dei pubblicisti) e si presta al giornalsimo senza competenza alcuna, ma solo con l'hobby di scrivere, di fare critica e dunque opinione (magari a scapito di giovani che vorrebbero far diventare il giornalismo la loro professione…).
Signori, siamo seri. Il “vero” giornalismo è morto e sepolto, oggi si improvvisa, non c'è più professionalità, perché non ci sono i fondi sufficienti per creare una struttura valida ed efficace, non ci sono più i capi servizio, non c’è più una scala di valori da superare ogni giorno. E’ sin troppo facile scrivere baggianate senza una verifica vera e propria, senza un vero e proprio esame giornalistico come si faceva una volta!
Dispiace molto constatare tutto questo, ma non si può più accettare un Fabrizio Corona, finto giornalista,
che “spara” una serie di raccontini disdicevoli su questo e su quello, non si possono più accettare titoloni
“suggeriti” dal Potere, non si possono ingerire mentalmente una serie di stupidaggini create ad arte da
questo o quel partito, senza una corretta analisi contestuale di ciò che noi tutti accettiamo come verità
effettuale!
Addio notizia, addio serietà d’intenti, addio grammatica e sintassi, addio obiettività e senso del dovere, si assiste a un'informazione piatta senza spunti degni di nota: chi ci darà nei prossimi anni la “certezza” del vero? Siamo perduti in matrix 5! Non è forse un caso che l'Italia si piazzi al 49° posto su 180 paesi, nella classifica mondiale sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere.


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