Orazio Vasta
"L'otto marzo avrei compiuto 30 di servizio presso l'Oda. Ma la storia, le vicessitudini, le sofferenze di tanti e tanti anni finalmente sono giunti alla fine.
Ora voltiamo pagina!
Non si può cancellare il passato, il dolore, la frustrazione, il nervosismo e la rabbia, le lacrime versate, ma si può vedere il futuro più roseo e rispettoso".
Cosi' Monica Frazzetto ha accolto la notizia ufficiale che dall'1 febbraio la gestione dei servizi riabilitativi della Fondazione Oda sono parte di S.O. Servizi Sanitari Integrati Srl, società di scopo costituita dal consorzio Sisifo.
"Come primo atto concreto - si legge in una lettera indirizzata al personale Oda da Rosario Alescio, Amministratore Delegato della nuova gestione del comparto sanitario-
abbiamo riconosciuto e
versato ai lavoratori e collaboratori una mensilità pregressa, in conto ODA,
Questo traguardo è il risultato di una procedura complessa che ha richiesto mesi di lavoro e la determinazione di molti... Ma soprattutto, questo
traguardo è stato possibile grazie a voi. So bene che le parole, in questo momento, pesano quanto i fatti. E i fatti di questi mesi parlano più di ogni comunicato: avete tenuto in piedi un servizio essenziale per oltre
1.500 persone fragili, lo avete fatto senza stipendi (le lavoratrici e i lavoratori in questione e' da 12 mesi che non prendono lo stipendio, ndr) senza certezze, ma con una professionalità e un'umanità che hanno impedito a questa comunità assistenziale di spegnersi.
Quella umanità, la capacità di vedere la persona prima della disabilità, è l'eredità più
preziosa di questa storia lunga sessant'anni. Ed è il patrimonio su cui vogliamo costruire il futuro. S.O. Servizi Sanitari Integrati non entra qui per smantellare, ma per ricostruire. Per dare
continuità a una missione che ha sempre messo al centro la dignità delle persone più vulnerabili. Lo faremo insieme a voi, perché nessuna buona intenzione potrà mai sostituire la competenza di chi conosce ogni utente per nome, chi sa interpretare un bisogno ancora prima che venga espresso, chi ha reso questo lavoro non un impiego ma una vocazione".
La coraggiosa Monica prospetta "il futuro più roseo e rispettoso", mentre attorno a lei, come alle sue colleghe e ai suoi colleghi, altissime e pesanti sono le macerie di una lunga guerra che hanno subito assieme alle proprie famiglie, la guerra imposta dallo sfruttamento schiavista del lavoro, con
12 mesi senza stipendio, continuando "normalmente" a lavorare.
"Ora voltiamo pagina!", il grido liberatorio, quello di Monica...










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