di Alfio Franco Vinci
Anche chi non ha seguito studi classici sa che il termine “sibillino” è sinonimo di incerto, difficile da comprendere.
Viene dal nome di Sibilla, una veggente che prediceva il futuro, per la verità in modo poco attendibile, a Cuma, fra Pozzuoli e Napoli, cui si rivolgevano i cittadini del tempo per dare una sbirciatina al futuro.
Famosa, per chi ha studiato latino, la previsione fatta ad un legionario in partenza per la guerra, che voleva sapere se sarebbe tornato vivo.”IBIS REDIBIS NON PERIERIS IN BELLO” predisse la Sibilla.
Senza virgole, per cui avrebbe potuto significare: ”ibis redibis non” (andrai non tornerai) perieris in bello (morirai in guerra) ; oppure: “ibis redibis (andrai tornerai) non perieris in bello (non morirai in guerra)”.
L’accordo di Parigi, firmato il 6 gennaio dai “VOLENTEROSI“ e dagli USA, appare un po’ come un inatteso regalo nella calza della Befana, sotto forma di previsione sibillina di un evento di la’ da venire.
Impegnarsi infatti a presidiare il territorio Ucraino, con formule immaginifiche (ci sarò ma in un Paese confinante, oppure ci sarò ma senza truppe, oppure ancora ci sarò da lontano) dopo il cessate il fuoco, sa tanto di impegno preso per non essere mantenuto.
Il diritto romano stabiliva, ed il nostro codice civile, articoli 1353 e seguenti lo conferma (non so quello degli altri sottoscrittori) che un accordo (contratto) con la doppia clausola di incertezza (incertus an, incertus quando) incertezza dell’evento ed incertezza della data dello stesso, è nullo, o comunque annullabile.
Dando per scontato che i Russi, grandi cultori della lingua latina (da giovane usavo appunto il latino per parlare con miei coetanei russi in visita a Varese), non possano non conoscere tale principio del diritto romano, la pantomima della calza dell’Epifania è stata inscenata a beneficio di chi?
Vuoi vedere che la Sibilla cumana è tornata in vita travestita da Befana?










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