Orazio Vasta
Anche in Italia c'è da più parti la volontà, e per nulla velata, di normalizzare la guerra.
E in questo processo quotidiano c'è la costante presenza delle forze armate italiane e statunitensic nelle scuole pubbliche statali di qualunque ordine e grado attraverso i PTCO, alias Alternanza Scuola Lavoro;
le manifestazioni in luoghi pubblici (come il "Villaggio dell'Esercito" attivato pochi giorni fa a Palermo, di fronte al Teatro Politeama) con droni, carri armati, elicotteri, vari generi di armi compresi bazooka; il Concorso per il reclutamento nell’Esercito di 6.000 Volontarie è Volontari in Ferma prefissata Iniziale (VFI), ripartiti in tre blocchi di incorporamento; non poteva mancare il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto che parla di riservisti, truppa e addestramento, e ne parla legittimato dalla legge Martino sulla Leva obbligatoria.
Approfondiamo due aspetti di questi argomenti, il reclutamento di 6 mila volontari per l'esercito e la legge Martino sulla Leva che pochi conoscono e che in tanti hanno dimenticato.
-La legge Martino (dal nome del ministro della Difesa di allora, Antonio Martino, ministro nel secondo governo Berlusconi) ha riformato (enteata in vigore 1 settembre 2005) il servizio militare, con la SOSPENSIONE - che non significa abolizione - del servizio obbligatorio di leva e con l’entrata in vigore della normativa che disciplina i volontari di truppa in ferma prefissata, nonchè delega al Governo il coordinamento con la normativa di settore che prevede l’utilizzo dei riservisti, cioè il richiamo alle armi in caso di emergenza, cioè in caso di guerra.
Al momento il Ministero della Difesa dispone di una riserva selezionata, un esiguo numero di ex ufficiali, per lo più di
complemento, in possesso di particolari professionalità e richiamabili solo per brevi periodi: medici, ingegneri, avvocati, giornalisti e altri ancora.
Quindi per il ministro Crosetto va fatto il ragionamento per l’attivazione di una riserva attiva e in
una sua audizione ha parlato chiaramente di TRUPPA, della necessità di “integrare la riserva selezionata con un’ulteriore aliquota di complemento che dovrebbe ricevere un periodico addestramento come quello dei riservisti in Svizzera e in Israele". In Israele i riservisti possono essere periodicamente richiamati nelle forze armate per svolgere esercitazioni militari oppure in caso di emergenza o di guerra, vedi il genocidio di Gaza.
Il ministro Crosetto parla apertamente di TRUPPA, ma i 6 mila giovani da reclutare volontariamente bastano alle esigenze bellicistiche del momento?
Oltretutto, non è solo l'Esercito che "reclama" mancanza di donne e uomini in divisa. C'è l'Aereonautica e la Marina, oltre le tre forze di polizia.
Quindi il ripristino della naja obbligatoria darebbe a Crosetto la truppa mancante e in modalità costante.
È possibile?
Assolutamente si, perché la legge Martino prevede che il servizio di leva possa essere ripristinato in caso di:
– Delibera dello stato di guerra ai sensi dell’articolo 78 della Costituzione;
– Grave crisi internazionale nella quale l’Italia è coinvolta direttamente o in ragione della sua appartenenza ad un’organizzazione internazionale, che giustifichi un aumento della consistenza numerica delle Forze Armate.
L'eventuale ripristino del servizio di leva avverrebbe tramite un decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei ministri.
Insomma, ci sono tutti gli "ingredienti" per rendere il Bel Paese un enorme casermone.










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