Da Cartesio al neuroimaging: un viaggio tra scienza e mistero
In una sala gremita di medici, psicologi e studenti, la prof.ssa Cristina Tornali (nella foto) ha condotto una conferenza dal titolo “I supporti scientifici dell’anima”, proponendo un viaggio attraverso i territori più affascinanti e complessi delle neuroscienze moderne: quelli che cercano di definire dove, nel cervello, risieda ciò che chiamiamo anima.
L’intervento si apre ricordando Cartesio, che individuava nella ghiandola pineale il punto d’incontro tra corpo e spirito, e prosegue con James Papez (1937), autore del primo modello neuroanatomico delle emozioni. Quel “circuito di Papez”, precursore del sistema limbico, gettava le basi di una lettura biologica dei sentimenti, collegando memoria, affettività e comportamento.
Ma la scienza del XXI secolo va oltre i circuiti isolati: parla di reti neurali integrate, sistemi dinamici che dialogano tra loro. Tornali ha illustrato con chiarezza le tre principali:
•la Default Mode Network, che custodisce il nostro sé narrativo;
•la Salience Network, che valuta ciò che conta e ci spinge all’azione;
•la Executive Network, che traduce intenzioni e valori in comportamento.
Tre reti che, come ha spiegato, “cantano insieme il coro dell’anima: il racconto di sé, ciò che ha valore e la volontà di agire”.
Un punto centrale della conferenza è dedicato al corpo come radice sensibile dell’anima. L’insula anteriore, sede dell’interocezione, raccoglie segnali viscerali e cardiaci e li trasforma in consapevolezza emotiva. “Quando sentiamo il cuore battere forte o la pelle d’oca – afferma Tornali – è il corpo che ci fa percepire l’anima”.
Anche la variabilità della frequenza cardiaca, parametro misurabile, diventa oggi un indicatore della capacità di regolare le emozioni.
Il discorso si allarga poi agli indicatori scientifici della coscienza: dal modello del workspace globale di Dehaene alla teoria dell’informazione integrata di Tononi, fino agli studi che, con TMS e EEG, misurano la complessità corticale in pazienti non responsivi.
“Queste ricerche”, ha ricordato, “non misurano l’anima, ma ci dicono quanto la coscienza sia distribuita, fragile e al tempo stesso persistente”.
Con finezza umana, Tornali ha affrontato anche le esperienze liminali della coscienza: la meditazione, l’estasi estetica, le esperienze di premorte e le epilessie del lobo temporale. Fenomeni che, pur spiegabili neurofisiologicamente, “non esauriscono il vissuto, ma lo illuminano”.
Infine, la dimensione clinica: dalla Deep Brain Stimulation nei pazienti depressi ai mutamenti empatici nelle demenze frontotemporali, fino al Parkinson, dove la perdita del desiderio mostra che “non è solo il corpo a rallentare, ma anche il motore interiore del sé”.
La relazione si chiude con un lampo di poesia:
“Quando il cervello si spegne, l’anima si accende".
Un’affermazione che non intende confondere scienza e spiritualità, ma ricordare che la conoscenza dei circuiti non elimina il mistero, lo delimita.
“È nello spazio fra due sinapsi – conclude Tornali – che si apre la soglia dell’anima".










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