Nelle prime ore di stamani i Carabinieri del Comando Provinciale, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Sicilia” e delle unità cinofile del Nucleo di Nicolosi, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 persone.
Per 6 di loro in carcere, mentre un indagato è stato posto agli arresti domiciliari.
L’inchiesta della Procura etnea ipotizza a vario titolo, ferma restando la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, alla rapina aggravata, lesioni personali, possesso di segni distintivi contraffatti e alla detenzione e porto illegale di armi e oggetti atti a offendere.
L’attività investigativa, condotta tra novembre 2024 e giugno 2025 dai Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Catania Fontanarossa, è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Catania, che ha richiesto ed ottenuto dal Gip del Tribunale Etneo le odierne misure cautelari.
Il provvedimento di custodia cautelare è scattato nei confronti di:
Domenico Aleo. Alberto Gianmarco Angelo Caruso. Khalipha Casse. Valentina Maugeri. Alessandro Sapiente. Gianfranco Sapiente.
Ai domiciliari: Andrea Caggegi.
Rinvenute tre pistole. Tutte con matricola abrasa, una col silenziatore. “Anche questo fa capire la natura criminale del gruppo”, ha spiegato in conferenza stampa il comandante Salvatore Altavilla.
Sette arresti in tutto. Un’organizzazione che aveva in dotazione armi ed ognuno aveva un ruolo. Nessuna improvvisazione. Facevano irruzione travestendosi da finanzieri o da carabinieri. Almeno sette le rapine messe a segno. Ed altre erano in programma.
Nel corso delle indagini, trovato anche un finto decreto di perquisizione. Per il Procuratore Capo, Francesco Cusrcio, “un gruppo che era anche ingegnoso. Ma che aveva ben chiari gli obiettivi da colpire. Una banda pericolosa”.
Il blitz che ha fatto scattare l’indagine è partito proprio dalla drammatica notte del 16 novembre: la vittima, un imprenditore 40enne, era stato fermato mentre tornava a casa da finti militari della Guardia di Finanza, dotati di lampeggianti blu, palette e pettorine. Una volta entrati nell'abitazione, davanti alla compagna e alla figlia neonata, i rapinatori hanno rivelato la loro vera identità e dato sfogo a una violenza inaudita.
L’uomo fu legato con nastro adesivo, ripetutamente picchiato, minacciato di amputazione con una cesoia, e addirittura minacciato di vedere la propria figlia venduta all’estero se non avesse collaborato. La banda si fece consegnare un primo bottino di 16.000 euro in contanti, gioielli e orologi di lusso del valore complessivo di oltre 60.000 euro.
Non soddisfatti, i criminali costrinsero l’imprenditore a condurli in una seconda abitazione, sempre a Misterbianco, dove si trovavano altri 100.000 euro in contanti.
La vittima riportò lesioni gravi, tra cui la frattura del setto nasale.
Nel mezzo, un amico di una delle famiglie colpite che avrebbe fatto da basista. Ed uno sciamano senegalese, Khalipha Casse dal quale prende il nome l’operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Catania, in sostanza la mente del gruppo.










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