
"Solitamente creo società operative e dinamiche che funzionano. Sì, anche nel calcio, dove poi il risultato del campo è la naturale ricaduta ma non è l'obiettivo principale. Credo molto nella formazione, nella crescita, nello scouting, nello sviluppo sinergico, dunque nella squadra che fa rete…".
Esordisce così Franco Proto che da imprenditore di successo e di grande esperienza, non si sottrae alle risposte sui problemi della Sicilia che vuole fare impresa, sulle difficoltà di costruire per il sociale e sulla fiducia (sempre meno espressa) nei giovani.
Fare impresa in Sicilia
“Per fare impresa in Sicilia, dalle fondamenta, per iniziare - svela Franco Proto - occorre analizzare lo stato delle infrastrutture, studiare le eventuali carenze relativamente alle richieste di credito e non sottovalutare la logistica, ancora balbettante dalle nostre parti, oltre alla mobilità che ci penalizza da sempre…".
Fa una breve pausa Franco Proto che poi aggiunge: "Anche la migrazione dei giovani rappresenta un impedimento, una trasformazione in negativo: ed è qui che forse la nostra politica negli ultimi 30 anni non è venuta in aiuto del territorio, non considerando l’importanza di personale qualificato e dunque capace, sempre meno disponibile e in fuga. Il rischio maggiore? La desertificazione umana, intellettuale ed economica…”.
La Sicilia risulta peraltro quartultima nella classifica della camera di commercio per numero di aziende: questo perché appunto mancando i mezzi per fare impresa seriamente si migra verso il centro-nord Italia se non addirittura all'estero.
Il bene sociale
Proto però mette davanti il bene sociale, la dignità dei lavoratori e la creazione di opportunità per la terra in cui è nato rispetto al profitto che andrebbe sempre investito e dunque distribuito per generare benessere economico e dunque sociale; infatti, porta l'esempio della società di fornitura ospedaliera IMeSi Italia di cui è presidente, con sede a Dittaino nell'Ennese.
La provincia di Enna, in cui è presente lo stabilimento di IMeSI Italia, numeri alla mano, è quella parte di territorio fra le più povere del Paese; ecco, la scommessa e il coraggio di Proto alla fine hanno pagato se è vero che oggi IMeSI rappresenta il fiore all'occhiello della zona industriale di Dittaino, un qualcosa di inedito, che potrebbe rappresentare un modello di sviluppo industriale, un esempio concreto, per i giovani che intendono restare in Sicilia, così come in realtà ha fatto Franco Proto quando da giovane uscì dall'Università di Catania cercando la giusta strada per l'affermazione.
“Quello che ci rimane sono i pensieri, e questa regione può offrirne molti - afferma con un pizzico di amarezza Franco Proto - ma quando parlo di mancanza di logistica mi riferisco anche alle strade e dunque alle infrastrutture, alla distanza tra città che inevitabilmente ci limita il confronto di idee e ci chiude la mente”.
Obiettivo IMeSI
L’obiettivo di IMeSI è soprattutto la prevenzione di infezioni data da strumenti come siringhe (che IMeSI produce) e che ha come conseguenza quella di migliorare l’efficienza degli ospedali che diminuendo le infezioni, libera più velocemente la sala d’attesa.
IMeSI Italia si occupa della produzione e distribuzione di dispositivi medici monouso e kit procedurali per sale operatorie, con un focus particolare sulla cardiologia, radiologia interventistica e chirurgia in generale.
Stuzzicato sulla gestione della sanità siciliana, Proto si focalizza sulla differenza tra un manager volto al guadagno e uno che, avendo esperienza nel mondo ospedaliero in prima persona, rivolge la priorità alla salute, proponendo quindi la figura del medico anche come manager degli ospedali.
“Vorrei che prendessimo esempio da regioni come Toscana e Umbria, che hanno governi di sinistra; loro sì che danno priorità alla salute e al benessere generale, mentre in Lombardia funziona quella privata principalmente”.
Largo ai giovani
La vera potenzialità di questo paese secondo Proto sono i giovani, che non trovano spazio quanto dovrebbero, al sud soprattutto, e sono proprio gli adulti a dover essere pronti a cedere il posto ai ragazzi e alle ragazze.
“Se guardiamo all’estero - spiega Proto - c’è il giovane 18enne Yamal (Lamine Yamal Nasraoui Ebana è un calciatore spagnolo, attaccante del Barcellona e della nazionale spagnola, ndr) che ha il mondo calcistico in mano, frutto di una politica sportiva, quella spagnola, che incoraggia il rischio di dare fiducia ai giovanissimi; questi giocatori se pronti anche nei palcoscenici più grandi, ed è dovere di chi sta a capo di aziende individuarli, squadre di calcio o altri posti di lavoro non fa differenza; non si può vivere alla giornata guardando solo le competenze attuali, ma occorre individuare le potenzialità di un giovane e coltivarle, avendo poi inevitabilmente un ritorno maggiore in tutti gli aspetti”.









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