
"Ho scelto Paternò perché ha una storia fin dal 1908: sì, abbiamo un progetto che parte dalla Sicilia per arrivare in Europa". Si presenta con queste parole il nuovo proprietario del Paternò, Yahya Kirdi, petroliere nato ad Aleppo in Siria con cittadinanza canadese che opera a Dubai con un'azienda petrolifera. Recentemente ha fatto parte di una cordata che ha provato ad acquisire il Liverpool.
“In realtà, dopo aver tentato di acquisire la Spal e aver riscontrato troppe problematiche - aggiunge - abbiamo deciso di partire da Paternò per sviluppare il mio, anzi il nostro progetto…”.
La partenza è stata caratterizzata da non poche tensioni con una parte della tifoseria, al di là della sconfitta in Coppa Italia con l'Enna, perché?
"Qualsiasi investitore nel mondo avrebbe ragionato con la logica: quando abbiamo fatto la proposta per acquisire il Paternò Calcio, le informazioni che abbiamo avuto ci avevano fatto sapere che avevamo 20/21 giocatori in organico e guardando la classifica della scorsa stagione, con un ottimo 6° posto finale, avevamo una certa prospettiva.
Abbiamo scoperto che il club è vuoto: nessun giocatore in organico, zero campo per giocare e persino il logo storico ci è stato negato".
Ha pensato di lasciare?
"Sì, ci ho pensato a lasciare, a triarmi indietro: sapete perché ho accettato? Per il popolo paternese: ho capito che questa gente ha veramente una grande passione per i colori rossazzurri, un grande amore.
Noi non abbiamo la bacchetta magica. Loro, i tifosi dovrebbero mettersi dalla nostra parte, magari per comprendere. Noi in due settimana abbiamo già 26 giocatori registrati (16 fino al 29 agosto scorso, ndr); abbiamo avuto colloqui con una ventina di agenti; e posso garantirvi che saremo comunque all'altezza della situazione".
Avvio in salita?
"Qualcuno ha pensato e messo in giro la voce che noi abbiamo preso il Paternò per farne un qualcosa di privato: quasi un divieto per non far vedere cosa stiamo facendo; dopo la trattativa per l'acquisizione del club, siamo partiti per fare una trattativa, per questa ragione abbiamo allontanato un po' di gente, per poter decidere in autonomia, senza alcun disturbo. Abbiamo sopportato gli insulti e il male che è stato detto: vorrei ricordare che i conti non si fanno prima di partire, ma eventualmente alla fine…".
Una corsa contro il tempo?
Prende fiato il presidente Kirdi e porta un esempio chiaro: "Un grande club, come per esempio la Juventus, in 15 giorni non credo possa essere in grado di fare una grande mercato, trovare gli uomini giusti. Noi non abbiamo preso il Paternò per farne un nostro giocattolo: noi non vogliamo fare la guerra a nessuno. Abbiamo trovato un'altra città nelle vicinanze che ci ha adottato e coccolato. Noi vogliamo far parte della famiglia di Paternò, il progetto che abbiamo in mente ha bisogno di tempo; abbiamo fatto quello che dovevamo fare: speriamo che la tifoseria si riunisca in un unica voce.
Inoltre spero che l'autorità di Paternò possa consegnarci quanto prima il campo, perché noi vogliamo stare dentro Paternò e allenarci davanti ai nostri supporter".
Avvierete la campagna abbonamenti?
"No, la popolazione di Paternò entrerà gratis allo stadio per assistere alle partite senza abbonamenti e senza biglietti perché questo è il loro club: aspettiamo la risposta delle istituzioni affinché possano consegnarci uno stadio idoneo, tante cose mi dicono ci sono ancora da sistemare anche sotto il profilo della sicurezza: ad Enna ci hanno ospitato per la Coppa Italia ma in realtà dovevamo essere noi i padroni di casa e loro gli ospiti…”.
Respira profondamente il presidente Kirdi che svela :"Con il rispetto della governance precedente, loro avevano manifestato grosse difficoltà per l'iscrizione e per poter sviluppare una squadra competitiva. Addirittura, i vecchi dirigenti avevano fatto intendere di avere delle difficoltà per poter avviare la stagione, a partire proprio dalla Coppa Italia".
Perché allora tanta diffidenza nei suoi confronti?
“Ecco, noi abbiamo fatto tutto il possibile per far ripartire il calcio a Paternò: e onestamente non sappiamo perché i tifosi, una parte di tifosi, sono arrabbiati con noi; la strada è appena cominciata, basta insultare e criticare…”.
Obiettivi?
“Nessun proclama: il progetto c'è, le cose si vedranno pian pianino; guarderemo ai ragazzi con particolare attenzione per farli crescere e motivarli con lo sport: anzi, vi anticipo che l'accademia per i giovani del Paternò sarà gratis, in particolare per i figli di Paternò: ci piace poter creare qualcosa di concreto nel sociale, non vogliamo togliere soldi alle famiglie paternesi”.
Squadra dunque pronta per l'esordio in campionato?
"Sì, nonostante le difficoltà andremo avanti: ci stiamo preparando per l'esordio sul campo della Vibonese; problemi? Se avremo problemi nel corso della stagione a novembre, durante la finestra di mercato, potremmo cambiare anche 11 giocatori se il caso lo richiederà. La strada si percorre a gradi: la nostra rosa sarà composta da 26 giocatori, alcuni arrivano da club europei e stiamo perfezionando i trasferimenti.
a dicembre la squadra andrà in ritiro a Dubai".
Chi vi è stato vicino in queste settimane?
“Attorno a noi ci sono state persone che ci hanno aiutato e persone che ci hanno danneggiato: sicuramente siamo venuti a Paternò grazie all'amico Gustavo Rantuccio: lui ha dato tanto a noi insieme alla sua famiglia in questa fase di avviamento. Ma ora ho deciso di azzerare tutti gli incarichi. Resta la carica del vice presidente e direttore generale Jamil Kamal. A breve comunicherò le nuove cariche all'interno della dirigenza”.
Gustavo Rantuccio ai saluti?
“Dal primo momento Gustavo Rantuccio ci ha dato una mano concreta ad allestire la squadra: lui ha sempre rifiutato ogni incarico, Rantuccio è stato nominato vicepresidente ma lui preferisce proseguire nella sua attività e nei suoi interessi: quindi sulla carta ha concluso la sua stretta collaborazione con noi, ma resteremo amici. Chi ha un contratto con noi lo tratteremo, chi non ha alcun contratto saluti e baci”.
Il suo rapporto col calcio?
“Da giovane sono stato un discreto calciatore, ho giocato a centrocampo con la nazionale siriana (una trentina di partite, ndr). Il calcio italiano ha avuto tanti cambiamenti, sta ricostruendo nuove generazioni. A livello di club sta crescendo anch e in Europa. Un suggerimento? Aumentare il numero dei calciatori stranieri in serie B, in serie C e in Serie D: solo così arriveranno grandi giocatori internazionali per aumentare l'esperienza anche dei giocatori locali".
In Italia ha apprezzato un giocatore su tutti?
“Nessun dubbio: Roberto Baggio e sarebbe bello poterlo invitare al Falcone Borsellino…
Grazie per la disponibilità…
“Mi consenta, vorrei aggiungere una cosa a proposito di Baggio: nel 2023 e nel 2024 ho organizzato partite di beneficienza fra le stelle dell'Asia e le stelle mondiali del calcio a Dubai e in Turchia per beneficienza, per sostenere i diversamente abili dell'Asia; ecco, noi stiamo pianificando di organizzare una partita simile fra i campioni italiani del passato e le stelle mondiali. Il ricavato sarà destinato alle fasce deboli, ai più fragili in Sicilia. Sì, la organizzeremo proprio in Sicilia, perché da qui partiamo per costruire qualcosa d'importante…”.
Oggi il presidente e il vicepresidente sono stati ricevuti dal sindaco Naso: rinsaldata l'intesa per accorciare i tempi e lavorare tutti verso la stessa direzione.


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