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Lo scorso venerdì 4 ottobre, in Piazza Università a Catania, si è tenuta la cerimonia di apertura della nona edizione del “trofeo Coni” con protagonisti tutti i 21 comitati regionali del Coni. Alla cerimonia, presenti le più alte cariche dello Stato, con in testa il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno e i vertici del Coni, guidati dal presidente Giovanni Malagò e dal presidente regionale Sergio D'Antoni.
Erano tutti presenti, tutti, tranne il mondo paralimpico sportivo.
Si dice che i sogni siano di tutti, che tutti abbiano il diritto di sognare, quando in realtà non è affatto così. Perché non coinvolgere lo sport paralimpico?
Perché addirittura nemmeno menzionarli, quasi come se non esistessero?
Salvatore Mirabella, nuovo responsabile dell'Acli Catania disabilità e fragilità sociali, ne ha parlato nell'ultima puntata di SalaStampa (in onda su Rei Tv ogni lunedì sera alla 21), sollevando lecite perplessità su come ancora oggi in Italia, nello specifico in Sicilia, non sia stata fatta promozione del mondo paralimpico innanzi ad un palcoscenico così ragguardevole. Nemmeno una menzione allo sport praticato dai diversamente abili.
Nel corso della puntata di Salastampa, Mirabella ha avanzato alcuni punti o ipotesi, sul perché di questa esclusione:
- mancanza di consapevolezza e sensibilità
- problematiche logistiche e strutturali
- le strutture sportive di Catania
- questioni economiche
- assenza di collaborazione con federazioni paralimpiche
- visione limitata dello sport giovanile paralimpico
- programmazione o tempistiche ristrette
- sottovalutazione dell'importanza educativa dello sport paralimpico
Probabilmente, alcuni di questi punti citati da Mirabella, c'entrano e come su questa esclusione. Eppure lo sport è di tutti. Eppure i media, con le loro campagne di sensibilità, ce lo dicono spasmodicamente che lo sport sia inclusione, aggregazione, universalità. Probabilmente si è più competenti nel fare i proclami o pavoneggiarsi in passerelle autorevoli, piuttosto che agire in prima persona e prodigarsi per far sì che veramente, nessuno si senta escluso.
Ecco perché questa esclusione stona. Perché nulla di tutto ciò ha a che fare coi valori dello sport.
In conclusione, Salvatore Mirabella, pone l'attenzione anche sulla scarsezza degli spazi a disposizione per poter praticare sport.
L'impiantistica nel Catanese latita, dato che il resto delle palestre sono privatizzate, avere a disposizione solo il PalaNitta e il PalaCatania è troppo poco per coinvolgere tutti.
Tant'è che spesso, i primi a doverne pagare le conseguenze sono proprio gli atleti disabili, i quali vedono le proprie attività improvvisamente sospese. Per questo motivo, Mirabella nelle scorse settimane, ha inoltrato una pec al rettore dell'Università di Catania Francesco Priolo e al presidente del CUS Luigi Mazzone, richiedendo ospitalità nella loro struttura, per permettere ai ragazzi uno spazio dove svolgere le loro attività sportive, nello specifico il rugby (la Wheelchair Rugby Catani) e il basket in carrozzina.



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